Novoli
sorge a 11 Km. da Lecce, è noto soprattutto per la produzione di vini pregiati, ma la sua economia è basata principalmente sul commercio del tessile. Il commerciante novolese, per dinamismo, capacità, e simpatia, ha imposto la sua presenza in tutta l'Italia Meridionale. Presenti sul territorio sono, anche alcune industrie per la trasformazione dei vini e per la lavorazione del legno.
Le origini del paese, un tempo denominato S.Maria de Novis, sono incerte. Sono state avanzate, da parte degli studiosi locali, diverse ipotesi sulla sua nascita ma il primo attendibile documento che attesta l’esistenza del Casale di S. Maria de Novis risale solo al 1272. E ancora oggi non è nemmeno chiara l’origine della parola “Novoli” nonostante se ne siano interessati anche studiosi di grande valore quali G.Rohlfs e O.Parlangeli. Nel suo territorio, comunque, si sono avuti diversi ritrovamenti archeologici di una certa importanza che attestano la presenza dell’uomo in tempi molto più antichi. Il 20 aprile del 1872, durante l’estrazione del tufo in Contrada Cardamone, venne alla luce un giacimento di ossa fossili di eccezionale importanza, risalenti al Pleistocene superiore. In questo giacimento, considerato come uno dei più importanti d’Italia, furono ritrovati i seguenti fossili: Elephans primigenius, Rhinoceros mergharinus, Equus, Bison, Cervus, Felis, Catus, Hjocena, Canis, Vulpes, Canis familiaris, Mus, Aricola, Erinaceus, Grus Cinerea, Strix (Cfr. V.Botti, La grotta ossifera di Cardamone in terra d’Otranto, Roma 1891. Un libro estremamente importante in quanto descrive con dovizia di particolari l’eccezionale scoperta verificatasi a Novoli). Il prezioso materiale, dopo essere stato inventariato da Cosimo De Giorgi e Liborio Salomi, fu conservato prima presso l’Istituto Tecnico O.G. Costa di Lecce e poi definitivamente presso il Museo palentologico di Maglie.
Nel 1875 nella Masseria Giorgini e Spani furono scoperte delle officine litiche con materiale lavorato e semilavorato. Nel 1911-12, nella Contrada “Terenzano”, nei pressi di Montedoro dove sorgeva l’omonimo casale romano e nelle cui vicinanze passava la via Traiana che partiva da Taranto, furono trovate molte monete antiche, tombe con vasi molto rozzi, una lucerna in terracotta grezza con piccole incisioni e con sotto l’iscrizione “Octavi” e una piccola corona di edera e di mirto. Nel 1936, a Villa Portaccio, furono ritrovate due tombe con ceramica attica a figure rosse. I pezzi del corredo funerario, come un’anforetta in vernice nera lucente e un grande Lekythos in vernice nera lucente, entrambi attribuiti al pittore di Pan sono conservati al Museo Archeologico di Taranto. Nel 1939, Romeo Franchini, studioso e sindaco  novolese, individuò su una stradicciola che costeggia il cadente ex-stabilimento vinicolo dei Moreschi (nei pressi della strada che porta a Campi Salentina in Contrada Pietragrossa detta volgarmente “Pietra rossa”) un monolito considerato da Giuseppe Palumbo per le sue dimensioni “come il moncone di uno dei menhir più alti e più importanti di Terra d’Otranto” in una zona di indubbia presenza dell’uomo preistorico (infatti esistono altri due menhir, denominati “sperti” e “candido” scoperti da Giuseppe Palumbo nel 1952).
Questi i ritrovamenti più significativi. Per poter avere comunque un’idea della sua storia occorre soffermarsi sui diversi feudatari del paese, tra i quali si ricordano in particolare, a partire dal 1272 i Capece, i Brienne,  i Maramonte, i Prioli, i Mattei (dal 1520 al 1706) e, infine, i Carignani (fino al tramonto della feudalità ovvero al 2 agosto 1806).

Protettore e patrono del paese (assieme alla Madonna del Pane, che viene festeggiata la 3a domenica di luglio) è Sant'Antonio Abate (sin dal 28 gennaio 1664) che si festeggia il 16,17 e 18 gennaio. Le celebrazioni civili e religiose in onore del Santo, organizzate da un apposito e numeroso comitato, sono particolarmente coinvolgenti e suggestive e culminano nell'accensione della  “Focara" la sera della Vigilia, un enorme falò alto fino a 20 metri, fatto di fascine di tralci di vite (“sarmente”) recuperati dalla rimonda di vigneti di cui Novoli è circondata. Fino agli anni ’50, la focara veniva costruita innanzi al Santuario, poi in piazza Gaetano Brunetti e ora, dal 1997, viene realizzata, per ragioni di pubblica sicurezza, in piazza Tito Schipa. La focara, secondo la tradizione, si comincia a fabbricare il primo giorno della Novena e deve essere necessariamente finita a mezzogiorno della vigilia. Non si sa con certezza quando ha avuto inizio questa tradizione che è indubbiamente molto antica, anche se la prima fonte scritta risale al 1893 (in quell’anno “La Gazzetta delle Puglie” ricorda che il falò, a causa della pioggia non si accese). Lo studioso di tradizioni popolari F.D’Elia, in un saggio del 1912, parla infatti della sua costruzione come “di un rito antichissimo”.

 


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